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Nella maggior parte dei casi, la remissione delle crisi si ottiene mediante la somministrazione di farmaci idonei, il cui tipo e dosaggio viene attentamente stabilito dal medico epilettologo.

E’ molto importante l’assunzione quotidiana, ad orari costanti, di tali farmaci per evitare l’insorgere delle crisi. L’azione del farmaco è tanto più efficace quanto più la sua concentrazione si mantiene a livelli costanti nel sangue.

E’ possibile che, dopo un periodo di assenza di crisi non inferiore ai due anni, il medico possa suggerire una lenta riduzione del farmaco, fino alla sua eliminazione. Tali decisioni devono sempre essere prese di concerto con il medico curante.

I farmaci antiepilettici o anticonvulsivi (AEDs) sono sostanze chimiche che controllano la tendenza delle cellule nervose a produrre le scariche ripetitive ad alta frequenza che sono alla base della crisi epilettica.

Agiscono regolando il passaggio degli ioni (sodio, potassio, calcio, cloro) attraverso la membrana delle cellule nervose, controllando la composizione dei fluidi che circondano le cellule nervose o modulando gli impulsi eccitatori e inibitori che regolano l’eccitabilità dei neuroni.

Per un farmaco non è agevole inserirsi in questo complicato contesto, e regolare l’attività delle cellule nervose in modo da inibire le scariche ad alta frequenza responsabili delle crisi epilettiche senza interferire sulle normali funzioni dei neuroni, soprattutto se sono necessari alti dosaggi del farmaco.

Per questo è così difficile trovare farmaci efficaci dell’epilessia, ma privi di effetti collaterali sulle funzioni psichiche e neurologiche che sono alla base della nostra esistenza quotidiana.

Pazienti con l’epilessia spesso presentano difficoltà cognitive o comportamentali, che includono lievi problemi di attenzione e concentrazione, difficoltà di memoria, di apprendimento, nelle funzioni esecutive nonché iperattività, irritabilità e disturbi dell’umore.

Inoltre l’associazione di più farmaci antiepilettici, indispensabile in certi casi, aumenta il rischio di un effetto sulle facoltà cognitive, che tuttavia possono essere diversamente colpite. Esiste, in effetti, una importante variabilità personale nella risposta ai farmaci e nello sviluppo di effetti collaterali neuropsicologici; dosi che normalmente dovrebbero produrre un alto rischio di compromissione cognitiva, in alcuni pazienti selezionati possono non produrre gli effetti attesi.

E’ comunque opportuno sottolineare che la ricerca farmacologica nel settore è in continua evoluzione ed è sempre più orientata allo studio di farmaci che siano, non solo di alta tollerabilità ed efficacia, ma anche il più possibile privi di effetti collaterali negativi a livello neuropsicologico.

Nei casi in cui i farmaci non svolgano un’azione efficace nel controllo delle crisi, è possibile prevedere altri tipi di cura (intervento chirurgico, stimolatore del nervo vago, etc.) la cui applicabilità, efficacia, stima del rapporto rischio/beneficio, deve essere attentamente valutata dalla persona epilettica e dal team di medici esperti in questi settori. Purtroppo esistono molti casi in cui non è possibile trovare una terapia efficace.